Terza parte: i tifosi dell'Udinese e perché amano il calcio

Abdullah Alabdulhadi

Giugno 5, 2025

Il tifo calcistico è un investimento emotivo unico, un mix di orgoglio locale, storia condivisa e una devozione quasi irrazionale che lega comunità e individui alle loro squadre.

Il ruolo del tifoso e l’orgoglio unico di sostenere una “squadra intermedia” I tifosi sono la linfa vitale del calcio. Forniscono l’atmosfera, il supporto incrollabile nella buona e nella cattiva sorte e, spesso, una parte significativa dell’identità e dei ricavi di un club. Se sostenere un campione perenne ha i suoi evidenti vantaggi, essere tifoso di una “squadra intermedia” o di un club di provincia come l’Udinese porta con sé un orgoglio unico. Si tratta di celebrare ancora di più le vittorie duramente conquistate, apprezzare i momenti di inaspettata brillantezza e trovare immensa soddisfazione nello sconvolgere i giganti affermati. C’è autenticità e grinta in questo. Le vittorie non sono solo attese; sono meritate e profondamente assaporate. Il legame spesso appare più personale, meno diluito dal consumismo globale. È una scelta consapevole quella di appartenere a una famiglia più piccola e unita, dove ogni obiettivo sembra più significativo e ogni stagione di successo è la dimostrazione di aver dato il massimo.

  • Gli alti di Di Natale e le notti europee, i bassi del dolore dei playoff. I tifosi dell’Udinese hanno vissuto un’altalena di emozioni. Gli anni sotto allenatori come Luciano Spalletti, e in seguito Francesco Guidolin, sono stati d’oro. La squadra ha giocato un calcio esaltante, ha lottato costantemente per un posto in Europa e ha prodotto talenti incredibili. L’icona indiscussa di quest’epoca è stato Antonio Di Natale, “Totò”, un giocatore che ha rifiutato accordi costosi per rimanere e diventare il capocannoniere di tutti i tempi del club e un simbolo di lealtà. I ​​tifosi hanno esultato per il suo genio, la potenza offensiva della squadra e le vittorie memorabili. La qualificazione ai playoff di Champions League è stata un sogno che si è avverato. Tuttavia, questi sogni hanno portato anche un profondo dolore. Lo spareggio di Champions League contro l’Arsenal è stato un boccone amaro. Dopo una sconfitta di misura per 1-0 a Highbury, l’Udinese ha giocato con immenso cuore nella gara di ritorno, solo per essere negata da un misto di sfortuna e da un avversario di livello mondiale, perdendo 2-1 in casa. Il sogno sembrava così vicino. Poi, il miracolo si è ripetuto: l’Udinese è arrivata terza in Serie A nel 2011-12, assicurandosi un’altra chance in Champions League. Lo spareggio contro l’S.C. Braga nell’agosto 2012 è stato straziante. Dopo un pareggio per 1-1 in Portogallo, anche il ritorno a Udine si è concluso 1-1. La partita si è conclusa ai calci di rigore, e la crudele padrona del calcio ha inferto un colpo devastante: l’Udinese ha perso, con il famigerato tiro di rigore di Maicosuel respinto. Questi momenti di “e se…”, i momenti del “e se…”, sono impressi nella memoria collettiva dei tifosi, facendoli sentire incredibilmente sfortunati ma anche profondamente orgogliosi di quanto la loro squadra sia andata vicina alla vittoria.

Ingiustizia, VAR e i Pozzo “troppo gentili” Negli ultimi anni, un persistente senso di ingiustizia si è insinuato nella mente di molti tifosi dell’Udinese, in particolare per quanto riguarda le decisioni arbitrali e l’applicazione del VAR. C’è la percezione, supportata dalla sensazione di essere costantemente dalla parte sbagliata di decisioni controverse, che l’Udinese abbia avuto un numero insolitamente alto di rigori assegnati contro di sé in Serie A rispetto ad altre squadre dei cinque maggiori campionati europei nell’arco di diverse stagioni e, al contrario, pochissimi rigori assegnati a suo favore. Che sia statisticamente provato in tutti questi anni o meno, il sentimento è forte. Ogni decisione controversa contro la squadra accresce questo senso di frustrazione. Alcuni tifosi credono che la famiglia Pozzo, pur rispettata per il suo acume negli affari, sia forse “troppo gentile” o non abbastanza esplicita nel contestare arbitraggi discutibili nei corridoi del potere. La teoria sostiene che senza una vasta base di tifosi o un significativo potere mediatico, gli arbitri potrebbero sentirsi meno sotto pressione quando prendono decisioni marginali contro l’Udinese rispetto ai giganti del calcio italiano. Ciò porta a una frustrazione ciclica in cui i tifosi hanno la sensazione che la loro squadra non stia ricevendo un trattamento equo.

La posizione della famiglia Pozzo contro la Superlega Quando emerse la controversa proposta della Superlega europea, che minacciava di creare un ambiente esclusivo per i club d’élite e di indebolire i campionati nazionali, la famiglia Pozzo e l’Udinese furono tra coloro che espressero la loro contrarietà. Questa posizione fu ampiamente apprezzata dai tifosi dell’Udinese e dalla comunità calcistica più ampia. Era in linea con i valori della meritocrazia e dell’importanza della competizione nazionale, principi che un club come l’Udinese, che prospera sfidando l’ordine costituito, sostiene naturalmente. Fu un momento in cui il club si schierò in difesa dell’anima del calcio contro un’appropriazione di potere puramente commerciale, rafforzando l’idea che l’Udinese, nonostante il suo modello orientato al business, custodisse ancora le tradizioni e il tessuto competitivo dello sport.